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Il mobbing
Ai nostri giorni il mobbing è un grande problema sociale. Il mobbing può comportare aggressioni sia fisiche che verbali, così come atti più subdoli come la denigrazione del lavoro di un collega o l'isolamento sociale. Chiunque, in qualsiasi organizzazione, può essere vittima del mobbing. Da un punto di vista etimologico il termine mobbing ha origine da una locuzione latina mobile vulgus che significa "il movimento della gentaglia, fuoco..." to mob indica "attaccare, assalire, malmenare, aggredire". L'aggiunta sul suffisso -ing, operata dal grande etologo Konrd Lorenz per indicare un tipo di comportamento animale: quando un gruppo di piccoli uccelli attacca ed allontana un uccello più grande dal proprio territorio. Il termine ha dunque acquistato maggiore potenza metaforica per esprimere con tutta la forza dell'immagine dell'assalto e dell'accerchiamento di gruppo, la situazione di terrore psicologico dovuta all'isolamento della vittima di fronte all'ostilità degli altri. Negli anni ottanta il termine venne ripreso dallo psicologo del lavoro Heinz Leymann, il quale lo applicò ad un nuovo disturbo che aveva osservato in alcuni operai ed impiegati svedesi sottoposti ad una serie di intensi traumi psicologici sul luogo di lavoro. Il pioniere dell'analisi della violenza psicologica sul lavoro, H. L. ,nasce in Germania nel 1932 e nel 1955 si trasferisce in Svezia dove avvia i suoi studi sul mobbing lavorativo grazie ai fondi del governo svedese.
A Karlskrona fonda una clinica per il trattamento delle malattie provocate dal mobbing. Secondo lo studioso, il terrore psicologico o mobbing lavorativo consiste in una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che, a causa del mobbing, è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì costretto per mezzo di continue attività mobbizzanti. Queste azioni si verificano con una frequenza piuttosto alta (almeno una volta la settimana) e su un lungo periodo di tempo (per una durata di almeno sei mesi). Da allora in poi per mobbimg si intendono: tutti quei comportamenti violenti che si verificano sul posto di lavoro attraverso atti, parole, gesti, scritti vessatori, persecutori, intenzionali e comunque lesivi dei valori di dignità di personalità umana e professionale, che arrecano offesa alla dignità e integrità psico-fisica di una persona fino a mettere in pericolo l'impiego o di degradare il clima aziendale.
Comunque data la nuova natura di questo fenomeno non esiste una definizione univoca, per esempio in Norvegia, Giappone e paesi anglossassoni si usa ancora il termine bullismo, mentre in Francia è ustato il termine di molestie morali (harcèlement morale).
Mobbing = problema sociale
Ai nostri giorni il mobbing è un grande problema sociale. Il mobbing può comportare aggressioni sia fisiche che verbali, così come atti più subdoli come la denigrazione del lavoro di un collega o l'isolamento sociale. Chiunque, in qualsiasi organizzazione, può essere vittima del mobbing. I risultati di un sondaggio condotto nell'UE mostrano che il 9% dei lavoratori europei, pari a 12 milioni di persone, segnalano di essere stati vittime di mobbing nel 2000 per un periodo di 12 mesi. Si registra comunque un'ampia variazione nella prevalenza segnalata del mobbing nei vari Stati membri dell'UE.
Perchè si verifica i mobbing?
Si possono distinguere due tipi di mobbing:
1) quale conseguenza dell'escalation di un conflitto interpersonale;
2) quando la vittima non è coinvolta in un conflitto, ma si trova accidentalmente in una situazione in cui vengono compiuti atti di aggressione da parte di un "mobber". Fare della vittima un "caprio espiatorio" è un esempio di questo tipo di mobbing.
Alcuni fattori suscettibili di aumentare la probabilità del mobbing comprendono:
1) una cultura organizzativa che tollera il mobbing o non lo riconosce come un problema;
un cambiamento repentino nell'organizzazione;
2) l'insicurezza del posto di lavoro;
3) la scarsa qualità del rapporto tra il personale e la direzione, nonché un basso livello di soddisfazione nei confronti della leadership;
4) la scarsa qualità del rapporto tra i colleghi;
5) i livelli estremamente elavati delle richieste che vengono avanzati al lavoratore;
6) una politica del persoanle carente e valori comuni insufficienti;
7) un aumento generalizzato del livello di stress legato all'attività lavorativa;
8) conflitti di ruolo.
Inoltre il mobbing può subire un'escalation a causa di fattori individuali e situazionali, come discrimiunazione, intolleranza, problemi personali ed uso di droghe o alcool.
Quali sono le conseguenze?
Per le vittime del mobbimg, le conseguenze possono essere rilevanti. Sono stati riscontrati sintomi a carico della salute fisica, mentale e psicosomatica: per esempio, stress, depressione, calo dell'autostima, autobiasimo, fobie, disturbi del sonno, problemi digestivi e muscoloscheletrici. Tra le
vittime del mobbing sono comuni anche disturbi da stress di carattere post-traumatico, simili ai sintomi che si manifestano dopo esperienze traumatiche di altra natura, quali disastri o aggressioni. Questi sintomi possono persistere per anni dopo gli avvenimenti che li hanno originati. Altre conseguenze possono essere l'isolamento sociale, l'insorgere di problemi familiari o finanziari a causa dell'assenza o dell'abbandono dal lavoro.
A livello organizzativo, i costi del mobbing possono consistere in un maggor assenteismo e rotazione del personale, nonché minor efficacia e produttività, non soltanto per le vittime del mobbing, ma anche per gli altri colleghi, che risentono del clima psicosociale negativo dell'ambiente di lavoro. Possono essere alte anche le richieste di danni legali conseguenti a casi di mobbing.
Come difendersi
La vittima ha alcune armi a sua disposizione per far fronte alla difficile realtà del mobbing. Una strada percorribile e molto importante è sicuramente quella di denunciare il mobber. Denunciare una situazione di persecuzione psicologica sul luogo di lavoro non significa necessariamente rivolgersi all'autorità giudiziaria o ai propri superiori. Oltre alla denuncia "ufficiale", ci sono altri modi di rivelare il proprio status di mobbizzato e rompere il silenzio del quale il mobbing si nutre: denunciare ai giornali, diffusione personale...
Anche riuscire a parlare razionalmente con i familiari e gli amici aiuta ad acquisire consapevolezza e a creare un fronte comune contro l'aggressore. Bisogna però stare attenti a non cadere nell'errore di scaricare sugli altri tutti i problemi, concentrandosi sulla situazione con atteggiamento ossessivo. Questa reazione potrebbe rendere insofferenti le persone che circondano la vittima causando ulteriore solitudine e conflittualità. E' utile ricorrere ad un supporto psicologico per evitare, per quanto possibile, che anche la famiglia e la vita sociale della vittima vengano coinvolti dai conflitti lavorativi.
Quando sono falliti tutti i tentativi di accordo e di soluzione del problema, l'ultima strada che rimane è quella legale. Bisogna essere coscienti che intraprendere le vie legali comporta un notevole dispendio di energie psico-fisiche ed economiche. Attualmente in Italia non esiste una legge anti-mobbing; malgrado questo, sono sempre di più i lavoratori che si affidano agli strumenti del diritto. L'arma della denuncia alle autorità giudiziarie è una delle più estreme, ma è anche la più difficile da gestire perché impone uno sforzo emotivo e finanziario che non tutti, specie dopo un lungo periodo di mobbing, sono in grado di sopportare. Un mobbizzato, quando vuole intentare una causa contro il proprio persecutore, può fare appello tanto al diritto del lavoro, quanto alla giurispudenza civile e penale. Un avvocato del lavoro potrà essere d'aiuto nei casi di licenziamenti o trasferimenti ingiusti e più in generale nei casi di bossing che si concretizzano in provvedimenti aziendali irregolari.
Ci sono tre articoli dello Statuto dei lavoratori (legge n° 300 del 20.05.1970) che in minima parte si adattano/rivolgono ai casi di mobbing:
art.9:"tutela della salute e dell'integrità fisica";
art.15: "atti discriminatori" per motivi politici o religiosi;
art.18: "reintegrazione nel posto di lavoro" nel caso di ingiusto licenziamento. Il mobbizzato ha anche a disposizione strumenti legislativi, nel caso in cui la persecuzione psicologica porti a malattie professionali. Gli abusi lavorativi vengono di fatto equiparati a lesioni personali colpose.
La Commisione europea ha introdotto alcune misure per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori. La direttiva 89/391 del Consiglio del 1989 contiene le disposizioni di base per la salute e la sicurezza sul lavoro ed attribuisce ai datori di lavoro la responsibilità di garantire che i lavoratori dipendenti non soffrano danni per colpa del lavoro, anche come conseguenza del mobbing. Tutti gli Stati membri hano recpito questa direttiva nel loro ordinamento ed alcuni hanno anche elaborato delle guide sulla prevenzione del mobbing. Seguendo l'approccio contenuto nella direttiva per l'eliminazione o la riduzione del mobbing, i datori di lavoro, in consultazione con i lavoratori ed i loro rappresentanti, dovrebbero:
a) mirare ad impedire il mobbing;
b) valutarne i rischi;
c) agire in maniera adeguata per prevenire i danni.
Il mobbing è citato nella guida della Commissione europea sullo stress legato all'attività lavorativa. Il Parlamento europeo ha inoltre approvato una risoluzione sul mobbing sul posto di lavoro. Il Parlamento europeo esorta gli Stati membri a rivedere e, se del caso, a completare la propria legislazione vigente sotto i profilo della lotta contro il mobbing e le molestie sessuali sul posto di lavoro, nonché a verificare e ad uniformare la definizione della fattispecie del mobbing.
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Informazioni
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Chi siamo?
D.ssa Sabrina Ghersi laurea in Psicologia conseguita presso l'Università degli Studi di Torino, abilitata all'esercizio della professione di Psicologo ed iscritta all'Albo degli Psicologi del Piemonte n°4970 D.ssa Erika Bellini laurea in Psicologia conseguita presso l'Università degli Studi di Torino, abilitata all'esercizio della professione di Psicologo ed iscritta all'Albo degli Psicologi del Piemonte n°4922
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Contatti
D.ssa Erika Bellini - D.ssa Sabrina Ghersi
tel: 366/41.51.669
email: info@psicologotorino.it
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Prestazioni
Sostegno psicologico individuale, di coppia e familiare Sostegno alla genitorialità Diagnosi e somministrazione di test Home visiting (visite domiciliari per sostegno durante la gravidanza e prevenzione post-partum) Incontri di gruppo Consulenze psicopedagogiche Seminari teorici Coaching per obiettivi scolastici (ansia da esame, metodo di studio, motivazione...), per obiettivo lavoro (autostima, individuazione risorse personali...) e coaching comunicazionale (per difficoltà relazionali con pari, gestione della paura nell'incontro con l'altro...) Training Assertivo(come affrontare gli altri senza aggredire ne subire)
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Metodi
Grazie alla loro formazione, le dottoresse lavorano sia su un piano più individuale sia su un piano familiare.
Nel primo caso, verranno effettuati colloqui con la persona direttamente interessata andando a riflettere sulle dinamiche che l'hanno condotta a richiedere la loro consulenza. Nel secondo caso, si potrà andare ad analizzare anche le dinamiche relazionali e i ruoli dei membri della famiglia a cui appartiene il soggetto che ha chiesto il consulto.
La scelta del percorso verrà effettuata considerando i bisogni e le richieste del soggetto, tenendo conto che, quando possibile, i due verranno integrati.
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Tempistiche
Percorsi a breve termine (da 1 a 5 incontri) - colloqui di consulenza - valutazioni psicodiagnostiche
Percorsi a lungo termine - colloqui di sostegno psicologico individuale (60 minuti ad incontro) - colloqui di sostegno psicologico alla coppia (90 minuti ad incontro) - colloquio di sostegno psicologico alla famiglia (90 minuti ad incontro)
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Consulenze
Consulenze gratuite
Tramite posta elettronica è possibile contattare le dottoresse, che mettendo a disposizione la loro esperienza professionale, rispondono a problematiche di vario genere.
Questo servizio soddisfa richieste di informazioni a carattere divulgativo e conoscitivo e non vuole in alcun modo essere un sostituto della consulenza presso esperti. Inoltre, le risposte ottenute, esprimono esclusivamente l'opinione dell'autore.
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